Lento, su e giù, lento scorre dentro
Lento, lento su e giù, spingi … odio s*oparti. Lento, su e giù, lento scorre dentro. Pu**ana, si pu**ana, ho sempre odiato quella sua viscida fessura, la sua pelle calda. S*opami, lei aveva questo vizio, porco vizio, s*opami urlava, e io correvo, su e giù, poi lento. Spesso trovavo un suo biglietto poggiato sul comodino, sotto un bicchiere del buon vecchio Jack, lei sa che amo un buon whiskey prima del sesso. Si faceva trovare nuda, sul letto di lenzuola bianco/panna e cuscini coperti di ricami. Sulla parete, in testata al letto una foto del marito, si eccitava a sapere di farlo sulle lenzuola dove dormiva con lui. Non parlavamo, non ci baciavamo, cosa facevamo? Era solo una s*opata, di quelle che non ti lasciano nulla, odiavo farlo e per questo, dopo pochi istanti, tenendola ai capelli la facevo voltare, spingendola nuovamente sul letto, col suo cu*o umido rivolto al cielo della stanza. Lo poggiavo con forza, Lo ricordo, lo ricordo bene non c’era nessuna resistenza, si apriva e io entravo, dovevo insistere, resistere, mi faceva schifo, lo dovevo fare. E ora forte, dentro. Scorre languido il sudore, sui solchi della sua vecchia schiena, mentre con le mani la stringevo sui fianchi, il cigolio del letto accompagnava il movimento, ogni colpo la schiantava tra i cuscini e lei godeva, sentivo che godeva, ed io la odiavo.
Ero solito, quando il suo respiro si faceva pesante, il suo interno cosce si rilassava disegnato dai suoi umori, le sue cosce cedevano, godere sulla sua schiena. Lei amava sentire il calore del mio sperma, amava sentirne i fiotti posarsi e poi colare lungo la sua schiena. Non parlavamo, io usavo quel lenzuolo bianco/panna per ripulirmi. Lei era sdraiata, io mi rivestivo rapidamente, andavo verso la porta di quella camera da letto e, ricordo che ogni volta appena sulla soglia mi voltavo, era beata, nuda e umida ormai prossima al sonno. Io la odiavo.
Ti odio madre Mia.
Loading...